Come si fa ad essere innamorati di una strada?
27 ago 2011 4 commenti
Come si fa ad essere innamorati di una strada?
Per di più sterrata, sassosa e che ti lascia terra rossa dovunque… un rosso che si fa fatica a lavar via… incancellabile.
Non lo so come si fa.
E’ come dire “Mi sono presa una terribile cotta per Corso Sempione, a Milano”… e poi vengono a prenderti con una camicia di forza per un inevitabile ricovero in Psichiatria…
Eppure io sono proprio innamorata della Fifth Avenue… e il bello è che quest’anno non ci ho ancora fatto una bella vasca! Ojulu mi ha già invitata un paio di volte dopo il lavoro ma tra una cosa e l’altra non sono ancora riuscita…
Ma solo l’attraversarla e il percorrerne pochi metri, al mattino e alla fine del lavoro, mi basta per farmi vivere un sogno, un’altra dimensione. Per farmi dimenticare le mie tristezze, le nostalgie, la pesantezza che sento in questi giorni… Quando ci cammino mi sento serna, in paradiso!
Quella strada è il cuore di Abobo e quando l’ho detto alla Barbara si è messa a ridere… pensava scherzassi! Non scherzo mai sulla Quinta!!
E in quei pochi secondi divoro tutto… in tutti i sensi e … con tutti i sensi! Il fumo, le capanne, le mucche, gli asini, i bimbi che ti salutano e ti offrono il loro bocolò … tutto questo non ha prezzo… e non puoi comprarlo neanche con Mastercard…
E io ce l’ho gratis!!!
Spero non sara’ troppo tardi quando finalmente mi renderò conto di quanto sono fortunata ad essere qui!
Un po’ meno fortunato è il mio povero…fondoschiena.
Stamattina, come se non bastassero già tutte le mie menate, mi sono svegliata con un terribile sfogo proprio lì… e anche davanti… e sulla parte alta delle gambe… Rosso vivo, un prurito terribile aiutooooo!!! All’inizio ho temuto un Herpes Zoster ma le caratteristiche sembrano diverse e soprattutto Barbara, che è infettivologa e magari se ne intende un pochino, mi ha detto che non dovrebbe proprio esserlo.
Propendiamo più per un simpatico… stormo di pulci! A beh… allora sono piu’ contenta!
Chissà dove le ho beccate? L’unica cosa che mi viene in mente è che ieri da Beyenè mi sono seduta su un cuscino per terra… e lo sfogo è proprio lì… Ed è un piacere sedersi … ovunque…dalla sedia… agli sgabelli, di cui qui si fa largo uso, al… ehm…al water… vedo tutte le costellazioni della volta celeste e mi scorticherei dal prurito , ma va tuuuuutto bene!!!!
Ma sono contenta perche’ la situazione … non puo’ che migliorare! …forse!…
Oggi prima cerimonia del caffè!
26 ago 2011 Lascia un commento
Oggi prima cerimonia del caffè!
Ci hanno invitato Beyenè e Shitaye, il nostro laboratorista (il numero 1!) e sua moglie, infermiera. Due piccole stanzette, nelle case dei lavoratori, attaccate alla clinica… arredate come una bomboniera, un gioiellino quella casetta, prezioso quanto la loro ospitalità. Ci hanno fatto lavare le mani versandoci l’acqua a uno ad uno, ci siamo sfamati con buonissima ambasha, e dissetati con bunna e shai (caffè e tè) … e tanti sorrisi. Quanto mi è mancata l’ambasha pucciata nello shai!! Non ci sono parole per descriverne la sua…sofficiosa bontà! Quanto calore in quell’oretta scarsa, quanta eleganza! Non l’eleganza di un servizio di porcellane cinesi o di un divano in pelle o di un tappeto persiano. L’eleganza che solo la semplicità e la sincerità del fare le cose di cuore portano con sé e che non serve comprare perché o ce l’hai o non ce l’hai…
Tre giorni che sono qui… terza doccia fredda… fredda, non tiepida! Perché non fa per niente caldo… mica è estate qui! Non mi ci abituerò mai, è ancora una specie di tortura cinese anche se, devo ammettere, alla fine mi sento proprio tonica!
Il pomeriggio in cui sono arrivata il cellulare prendeva alla grande; sono riuscita a mandare un po’ di messaggi per comunicare che ero viva ed ero arrivata sana e salva. E mi dicevo “Chi l’ha detto che non si riesce a comunicare ad Abobo? Guarda come prende bene!” Il problema, se mai, sarebbe stato il …trattenermi dal cadere nella solita malattia del nostro mondo di guardare in continuazione se ci sono chiamate o messaggi o di voler comunicare in continuazione, se di “comunicazione” si può parlare…
Ad Abobo non deve essere così!!
E così qualcuno… ha voluto aiutarmi togliendomi da ogni imbarazzo e tentazione… Da quel pomeriggio non solo non prende più il cellulare, ma neanche il fisso e tantomeno Internet (questo me l’hanno detto, io non ho neanche provato a collegarmi).
Da una parte credo sia meglio così. Devo e voglio entrare al meglio nella dimensione…abobese, senza distrazioni, freni e “contaminazioni occidentali varie”. D’altra parte devo ammettere che questi primi giorni sono proprio duri. La prima mattinata la Barbara mi ha detto di stare a casa a riposarmi (effettivamente sono arrivata veramente stravolta non tanto dal viaggio quanto dall’ultimo serratissimo periodo di lavoro, e non solo…). Che mattinata angosciante! Mi sono sì riposata sì, ma è stato un continuo pensare a…chi ho lasciato in Italia e guardare il calendario con la vaghissima impressione che tre mesi siano lunghissimi!
Non vedevo l’ora di iniziare ad andare a lavorare! E infatti finchè lavoro, ma anche finchè sto insieme agli altri o giriamo per Abobo e i villaggi va tutto bene, ho corpo, cuore e mente occupati. Ma appena varco la soglia della mia casetta (che poi era quella di Miguel… mi sembra così grande!), appena mi ritaglio qualche momento per me, quei momenti di”sana”solitudine che ho sempre amato, oppure prima di prender sonno…. Mamma mia! Mi prendono una nostalgia, un’angoscia, una solitudine… di una violenza inaudita, che raramente ricordo di aver provato.
E ci sono tanti, tanti momenti che fra le lacrime, al buio pensando forse che il buio possa coprire il pianto o lenire la sofferenza, mi dico “No, non ce la faccio!non resisto 4 mesi così o anche solo 3…”
E come se non bastasse mi prende una tale rabbia verso me stessa… perché sono così debole, così fragile?? Mi sento terribilmente in colpa a provare tutto questo, in colpa verso Abobo… Gli “accordi” non erano questi!!
Sono qui con il corpo (e sono anche felice di esserci!) ma il cuore è lontano da qui… sto cercando di”tirarlo” qui con me, ma è come un asinello ostinato, punta i piedi, le zampe, i ventricoli… e non ne vuole sapere…
Ed è doloroso avere il corpo da una parte e il cuore dall’altra, ci si sente… a pezzi!!
Barbara e Franco sono meravigliosi come sempre, ma con loro non riesco a confidarmi su queste cose, o meglio non voglio… mi sanno tanto di capricci da bambini di 5 anni… e poi loro hanno ben altre cose a cui pensare… il lavoro, gli altri ospiti, il futuro della Clinica…Ci manco solo io con le mie menate! Allora con loro e gli altri ospiti, Valeria specializzanda in Anestesia e Massimo, dentista, tra l’altro carinissimi con me, cerco di essere sempre sorridente, faccio le mie battute e poi c’è Nati… che tiene allegri!! Ma appena sono da sola… torno me stessa…
L’anno scorso ho versato le prime lacrime dopo 15 giorni dal mio arrivo e non certo per nostalgia di casa… anzi proprio perché non volevo lasciarla Abobo! Ora invece, che figura…son qui da pochi giorni e ho già allagato più volte la stanza… altro che stagione delle piogge… So che è sbagliato fare confronti con l’anno scorso, il mese con la spedizione è completamente diverso e sapevo che sarebbe stato così… ma sono molto delusa da me stessa, pensavo di essere più forte…
Prima di partire tutti mi hanno incoraggiato, si sono complimentati con me per questa scelta e soprattutto per come ho combattuto per conquistarmi questo ritorno ad Abobo…
E ora che finalmente sono qui… ho lo sguardo triste e i piedi “strascicanti”!…mi sento così pesante…
Non è giusto!
Non riesco…non ci riesco proprio, è più forte di me… lui mi manca troppo…
Ma non voglio sprecare questi mesi che ho avuto in dono, Abobo non lo merita e per Abobo darò uno strattone al mio cuore e lo trascinerò qui… a costo di fargli male!
Volo ET 139 Addis Abeba Gambella (posto 11A)
24 ago 2011 Lascia un commento
Ragazzi… me la devo proprio sudare questa Abobo!
Stamattina quando con grande, anzi enorme, sollievo ho visto Giovanna venirci incontro all’Immigration in aeroporto ad Addis, ho pensato “Dai, è fatta! Abobo è vicina!”. Tolto il pensiero di portare i bimbi sani e salvi ai genitori, tolte tutte le preoccupazioni! Come no…
Mi hanno accompagnato ai voli Nazionali , ma poi non potevano entrare in aeroporto senza biglietto (scrupolosi in Etiopia eh!? Solo in aeroporto…) così da quel momento sono rimasta proprio da sola…
Passati, in qualche modo i controlli, imbarcati i bagagli… mi sono messa buona buona ad aspettare il volo per Gambella, in mezzo ai miei nuovi amici etiopi.
Hanno annunciato il volo, un po’ in ritardo ma neanche troppo…Ci siamo fiondati sul bus per raggiungere il tanto agognato aereo ma …
Che strano, lunghissimo giro stava facendo quel bus! Sembrava quasi girasse in tondo… No! Non è che sembrava quasi! Ha fatto proprio un giro in tondo e ci ha riportati esattamente al punto di partenza! Molto bene!
Io ovviamente prima di complicarmi la vita a chiedere informazioni, mi sono accodata alla fiumana di gente che, in perfetto ordine e quasi come fosse routine (forse senza il quasi… e anche senza il forse!), è tornata alla sala d’aspetto da dove ci avevano appena chiamati per l’imbarco…
E’bello capire che c’è un imprevisto ma non capire assolutamente quale, anzi non capire assolutamente nulla! Il personale dava spiegazioni, in amarico; le pochissime frasi in inglese se le mangiavano… e nel frattempo mi rendevo pure conto di non riuscire nemmeno a comunicare con Franco per avvertirlo del ritardo, né con nessun numero etiope… Riuscivo solo a mandare messaggi in Italia… bello per carità… ma in quel momento non mi era molto utile…
E’ brutta l’ignoranza… e in quel momento ero proprio ignorante… Ignoravo completamente se sarei partita di lì a poco, di lì a un’ora, di lì al giorno dopo… E intanto mi venivano in mente tutti i bei racconti sui voli per Gambella… sempre una sorpresa! Sapevo di doverla prendere con calma e filosofia ma ero lo stesso un tantino agitata… certi imprevisti possono addirittura diventare divertenti se vissuti in compagnia… ma io ero da sola e non ci trovavo molto da ridere…
Insomma, in totale abbiamo aspettato quasi 2 ore… Ogni tanto si sentivano degli annunci che tentavo di interpretare guardando la faccia della gente… Alcuni scuotevano la testa come a dire ”E’ sempre la stessa storia”, altri se la ridevano, sempre come a dire “E’sempre la stessa storia”. Io nella mia ignoranza mi dicevo “Forse è meglio non saperla la verità… Io aspetto. Prima o poi qualcosa succederà!”. Nel frattempo ho fatto amicizia con la tizia che lavorava all’imbarco…Quando ha saputo che ero italiana mi ha chiesto di tradurle dei messaggi che un suo amico italiano le aveva mandato sul cellulare…Che ridere! Almeno ho ingannato un po’il tempo… [mii se balla sto scassone di aereo!!]
Comunque quell’attesa mi è servita per realizzare di essere proprio in Etiopia!
In Italia ci sarebbe stata già una sommossa generale… gente urlante, vecchiette che agitano i bastoni e lanciano parolacce da far arrossire pure gli adolescenti al Mc Donald’s… Qua la reazione più… scomposta a questi continui cambi di programma è stata lo scuotimento di qualche testa e due o tre sbuffi…
Per il resto tutti si sono riseduti belli tranquilli ad aspettare le decisioni del fato, impersonato in questo caso dall’Ethiopian Airlines… tutti sorridenti o quasi…
Che bella vita!
O no?
Questo prendere tutto come viene, questo arrendevole e consapevole fatalismo… da una parte sono cose che invidio e che al momento mi hanno contagiato facendomi anche prendere gli imprevisti con una certa filosofia, la filosofia del…”cigghiriellem!!”. D’altra parte tutto ciò mi fa rabbia…, “piccoli” particolari, a prima vista insignificanti, che però fanno capire tanto di una popolazione, spiegando in parte il torpore, lo “stare tutti seduti” aspettando piovano aiuti dal cielo, il fatalismo di una nazione enorme… forse di un intero continente… Ma io non sono nessuno per giudicare una nazione né tantomeno un intero continente… quindi sto qui buona e tranquilla in mezzo ai miei amici etiopi che mi guardano con curiosità e simpatia (una frengi tutta sola!!)… aspettando decolli un aereo nel cielo d’Africa…
24 agosto 2011 ore 19 Abobo
Non ci posso credere… sono proprio … QUI !
Cosa sto provando? Non lo so!!!
Finalmente intorno alle 15 l’aereo ha toccato il sacro e bagnato suolo dell’aeroporto di Gambella. Non eravamo più nel… container dell’anno scorso… hanno finalmente finito i lavori … e sembra proprio un vero aeroporto… piccolino ma … verosimile! Una volta scesi dall’aereo ci hanno fatto entrare in un salone. Io cercavo disperatamente con lo sguardo il nastro trasportatore per ritirare i bagagli… ma il salone era … completamnte vuoto. Non una sedia, non un cartello, tantomeno un nastro trasportatore… Tutti erano lì, fermi in piedi ad aspettare e io mi chiedevo… “Da dove mai arriveranno i bagagli? Quale nuova fantastica sorpresa mi riserva questo fantastico popolo?”. Ho chiesto a una tipa che aveva la faccia di una che… sa l’inglese e lei mi ha indicato con l’indice… la pista!! Dopo venti minuti tutta la folla si è spostata in massa verso la pista e ho finalmente capito come funziona… Arrivano i carrelloni con tutti i bagagli ammassati e tu devi semplicemente trovarti il tuo e prendertelo… se è sotto tutti gli altri bagagli, in mezzo al carrellone, come nel mio caso, aspetti e poi guardi con gli occhioni da cerbiatta un tipo che, mosso a compassione, te li prende lui!!
Presi tutti i bagagli, finalmente si sono aperte le porte e io e Franco ci siamo incontrati…! Che sollievo vedere un viso noto! Finalmente potevo rilassarmi senza più temere di rimanere dispersa nel mezzo dell’Etiopia, da sola e senza possibilità di comunicazioni col cellulare!
Difficile dire cosa mi sia passato per la mente e per il cuore durante il tragitto verso Abobo, su quella strada rossa tanto sognata, su quella strada lunga lunga, dritta dritta che ha una sola curva.
A destra…
E dopo quella curva si trasforma nella Fifth Avenue!
Era come se non fossi seduta io su quella jeep, non fossi io a parlare con Franco… mi sembrava così strano, così … irreale…
Forse l’ho sognato e risognato troppo questo momento, desiderato… immaginato in continuazione… Non è che così facendo ho tolto la magia all’istante in cui il sogno si è finalmente realizzato? Ossignùr cosa ho fatto??
Sì, mi sentivo proprio in un sogno, era come se vedessi la scena da spettatrice… ed era così strano! Le mucche seminascoste dal fumo, le capanne, i bimbi che corrono incontro alla macchina gridando Farangoooo…. Tutto era come un anno fa, quando avevo lasciato questo mondo, col cuore in frantumi…
Eppure nessun grido di gioia, nessun tuffo al cuore… Una gioia composta, serena, quasi stupita di essere così… tranquilla! … La differenza che passa tra una risata a crepapelle, travolgente ma di breve durata e un semplice sorriso, che spero rimanga a lungo sulle mie labbra…
Mi sentivo come quando in una fredda giornata invernale, tutti intirizziti, si torna a casa sognando il fuoco ardente di un camino, pregustandone e ricordandone perfettamente il calore bruciante, e invece ci si trova di fronte ad una timida fiammella … Un po’ scalda ma ci vorrà del tempo e tanta attenzione perché la fiammella non si spenga ed inizi ad avvolgerti e quasi bruciarti col suo calore!
Sono felice di essere qui, mi sembra di essere tornata in un certo senso…” a casa”, ma il mio rapporto con Abobo va piano piano ricostruito, senza fretta. Non posso pretendere che sia tutto come un anno fa, né posso pretendere di risentire subito quella gioia incontenibile che provavo stando qua. Di tempo ce n’è… ma devo rimboccarmi le maniche.
Mi vergogno tanto a dirlo, dopo tutta la fatica che ho fatto per tornare ad Abobo… in questo momento tre mesi, forse 4, mi sembrano così lunghi…!
E quando finalmente sono riuscita a leggere le lettere che mi hanno dato in aeroporto… la felicità di essere qui, la gioia di sapere che le persone a cui voglio bene mi pensano e saranno con me in questi mesi, la nostalgia, la paura, la solitudine… tutto si è mischiato nel pianto…
Le lacrime sono molto democratiche… non fanno differenza fra gioia e dolore… e in quel momento io provavo entrambi… e molto violentemente!
Volo 207 Ethiopian Airlines Milan-Addis Abeba
23 ago 2011 Lascia un commento
Parte bene la mia seconda esperienza in Etiopia…
Nel senso che… non parte proprio!
Siamo ancora fermi sulla pista, in ritardo di mezz’ora, per adesso, e le hostess sono appena passate a offrirci da bere un’ottima (in senso eufemistico) spremuta d’arancia condita con larghissimi sorrisi … Chi viaggia, e anche chi non viaggia spesso…sa che questo e’ un bruttissimo segno… Significa che nessuno ha la più pallida idea di quando le ruote inizieranno a girare sulla pista… E io ho pure due “figli” a carico… me sventurata! Ma per ora Federica e Gioele, i bimbi che ho il compito di portare sani e salvi ad Addis a Giovanna e Fabio che si fidano tanto di me da affidarmi i loro pargoli, sono proprio bravi…Non abbiamo nemmeno i posti vicini, sono dietro di me e mi sta venendo il torcicollo a forza di girarmi per controllare che vada tutto bene e inventarmi qualcosa per distrarli… Ma dai!… Si sono addormentati, vi adoro bimbi!!
Tutto questo ritardo mica per il maltempo o per guasti o per … normali atti terroristici, ma per un tizio… di pura razza caucasica e credo pure nord europeo, ci tengo a precisarlo! Costui ha fatto e tuttora sta facendo un macello infernale per un posto a sedere … Non ho capito di più… ancora il mio inglese non è così allenato… Hanno addirittura chiamato la polizia, gli hanno preso i dati e fatto un sacco di domande. Ho assistito a tutto perché sono seduta nella primissima fila proprio dietro la cabina di pilotaggio… così se il tipo caucasico decide di prendere qualcuno in ostaggio…credo sarò la prescelta, essendo la più comoda… da sequestrare. Che emozione…
Da quel che ho capito ora lui è stato gentilmente invitato a portare la sua personcina fuori dal suddetto aeromobile, in due parola levarsi dai cabasisi… e tutti ne saremo felicissimi. Peccato che, attenzione attenzione, mica gli si dice “Fuori da qui e arrangiati coi bagagli” (come capita normalmente ai passeggeri… incensurati)… no! Si tirano fuori TUTTI i bagagli, appena messi in stiva, per trovargli il suo e restituirglielo con tanto di bacio accademico, credo. Poi ? Possiamo anche offrirgli un tè coi pasticcini ?
Così c’è pure il rischio, già molto alto in condizioni “normali”, che perdano i bagagli di qualcun altro…magari casualmente i miei o quelli dei bimbi!
Ossignùr come partiamo bene! Già ero angosciata per il viaggio e mo’ci sono già intoppi prima di partire… Stai tranquilla Vale, respira!
Intanto la signora accanto a me, un po’ stranina in verità,si è fatta portare un bicchiere d’acqua e si sta praticamente lavando… e sta lavando pure me, mentre la vicina dall’altra parte, che sta andando in Kenia dalla figlia, sta stressando l’anima a tutte le hostess e pure ai poliziotti protestando, in italiano, che vuole partire… Solo lei eh! Ma hanno fatto una selezione all’ingresso per questo volo? Lei mi fa ridere un sacco però… la tipica italiana che si fa riconoscere in tutto il mondo, unica a protestare…ottenendo poi chissà cosa… Ma si vede che c’è gente che non ne può proprio fare a meno, deve essere un bisogno primordiale e si vede che poi dopo aver protestato, senza peraltro ottenere nulla più di chi non protesta, si sente molto meglio… Beh siamo contenti per lei in questo caso! Felice protesta! Intanto ridendo e scherzando (o come rido!) è passata quasi un’ora…
Ma sto menando il can per l’aia… forse per evitare o posticipare argomenti… un po’spinosi…
Il saluto all’aeroporto…
Quante volte me lo sono sognato, quante volte l’ho immaginato e vissuto come in un film, quanto l’ho desiderato in questi mesi e quanto l’ho temuto, specie nelle ultime settimane!
E invece è volato (almeno lui, visto che quest’aereo non ci pensa nemmeno). Mi è scivolato via come acqua fra le mani, l’ho vissuto come si vive una stella cadente…, un lampo! Ero totalmente inebetita e mi rendevo conto di esserlo! Sorridevo e sorridevo … Mi parlavano, io rispondevo ma dovessi dire cosa mi hanno detto, chi me lo ha detto e soprattutto cosa ho risposto… boh, non saprei!
E in un attimo mi sono trovata, coi bimbi per mano, al di là dei controlli. E’ stato tutto veloce, velocissimo… e forse è stato meglio così…
Certi saluti, certi abbracci, certi baci… non me li sono gustati come avrei voluto, non sono riuscita a metterci tutto il calore che mi ero immaginata… o forse ce l’ho messo e non me ne sono accorta… chi lo sa!
Come tutte le grandi emozioni, col tempo decanterò e metabolizzerò anche questa e forse capirò cosa ho provato veramente … E rivivrò questa serata, comunque stupenda perché circondata da tanti amici.
Tutte le volte che l’ho immaginata finiva sempre e comunque tra le lacrime… almeno dopo certi saluti… in particolare dopo uno…
E invece neanche una lacrima. Sorriso stampato sulle labbra, sicuramente parecchia ansia per il viaggio e un cuore così in subbuglio da non capire neanche da che parte era girato.
Beh, non so se è proprio questo che si prova quando “si parte… per un po’ ”. Di certo non è quello che si prevede di provare quando cerchi di immaginartelo prima…
E’ un frullatore. Ecco. Proprio un frullatore.
E dentro quel frullatore c’è il tuo cuore che non sa se è contento o se è triste, sa solo che non capisce più niente e che, sballottato qua e là, sta vivendo un momento importante, uno di quelli che si ricorderanno per tutta la vita, anche se proprio lì, in quel momento tanto atteso e immaginato non riesce ad afferrare nessun istante. Ma sì, realizzerò tutto più avanti, forse è meglio così… forse è meglio non realizzare proprio adesso che per quattro mesi non vedrò … lui.
Beh, non solo lui, ci mancherebbe… Ma soprattutto lui…
Molto bene, chiudiamola qui, che forse è meglio.
Ehi nel frattempo siamo pure decollati!! Un’ora e 5 minuti… niente male come inizio!
Woba in Abobo ?
23 ago 2011 7 commenti
Sono proprio una pessima blogger …. o blogress? Va beh… sono una pessima…
Quanto tempo fa avrei dovuto aggiornare questo blog, quanto ci ho pensato… ma non ho proprio avuto il tempo!!!!
PERDONOOOOOO !!!!
Va beh, dai… diciamo che l’ho fatto apposta per farvi una sorpresa !!!
Io mi ero riproposta di scrivere solo quando il prof avesse pronunciato il fatidico “sì” …
Beh…non l’ha mai pronunciato, se proprio vogliamo essere precisi.
Ma il permesso è arrivato e deve essere per forza passato da lui e dalle sue firme.
Grazie prof!
Fra meno di 8 ore un aereo parte dalla Malpensa.
E saluterà la nuova alba di domani in terra etiope…
Poi ripartirà un altro aereo…un po’ più piccolo, un po’ più scassato… forse andrà a vapore, chi lo sa…
E nel pomeriggio di domani, se Dio vorrà,…..
… due piedi frengi, un po’ palliducci toccheranno di nuovo…………………………….. la terra rossa di Abobo !!!!!!!!!!!!
E sarà di nuovo : WOBA IN ABOBO !!
A presto amici miei spero di riuscire a scrivervi nei prossimi… 4 mesi !!!
Amseghenallo !
Inapwoa!
Grazie!
